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Liturgia della Parola

a cura di Padre Francesco Sansone

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Due alpinisti si arrampicavano su una strada impervia, mentre li flagellava un vento gelido.  La tormenta stava per scatenarsi.
Raffiche turbinanti di schegge di ghiaccio sibilavano fra le rocce.  I due uomini procedevano a fatica.Sapevano molto bene che se non avessero raggiunto in tempo il rifugio sarebbero periti nella tempesta di neve. Mentre con il cuore in gola per l'ansia e gli occhi quasi accecati dal nevischio costeggiavano l'orlo di un abisso, udirono un gemito. Un pover'uomo era caduto nella voragine e,  incapace di muoversi, invocava soccorso. Uno dei due disse: «È il destino. Quell'uomo è condannato a morte.
Acceleriamo il passo o faremo la sua fine». E si affrettò, tutto curvo in avanti per opporsi alla forza del vento. Il secondo Invece si impietosì e cominciò a scendere per le pendici scoscese.  Trovò il ferito, se lo caricò sulle spalle e risalì Affannosamente sulla mulattiera. Imbruniva. Il sentiero era sempre più oscuro. L'alpinista che portava il ferito sulle spalle era sudato e sfinito, quando vide apparire le luci del rifugio. Incoraggiò il ferito a resistere, ma all'improvviso inciampò in qualcosa steso di traverso sul sentiero. Guardò e non poté reprimere l'orrore: ai suoi piedi era steso il corpo del suo compagno di Viaggio. Il freddo lo aveva ucciso. Lui era sfuggito alla stessa sorte solo perché si era affaticato a portare sulle spalle il Poveretto che aveva salvato nel burrone. Il suo corpo e lo sforzo avevano mantenuto il calore sufficiente, per salvare la vita.

VUOI SALVARE LA TUA VITA DA QUESTA SOCIETÀ COSÌ FREDDA, SPIETATA E SENZA AMORE?
AMA IL PROSSIMO COME TE STESSO.