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Liturgia della Parola

a cura di Padre Francesco Sansone

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Consigliare i dubbiosi
Uno dei doni dello Spirito Santo è il dono del Consiglio. Perciò, chi vuole dare un buon consiglio deve, prima di tutto, essere in sintonia con Dio, perché non si tratta di dare opinioni personali, ma di consigliare bene chi ha bisogno di una guida. Insegnare agli ignoranti Consiste nell'insegnare all'ignorante in qualsiasi materia: anche in temi religiosi. Questo insegnamento può avvenire attraverso gli scritti o la parola, per mezzo di qualunque mezzo di comunicazione o direttamente. Come dice il libro di Daniele, "coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre" (Dn 12, 3b). Ammonire i peccatori La correzione fraterna è spiegata da Gesù stesso nel Vangelo di Matteo: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt 18, 15-17). Dobbiamo correggere il nostro prossimo con mitezza ed umiltà. Molte volte sarà difficile farlo, però in quei momenti possiamo ricordarci di quello che dice l'apostolo Giacomo alla fine della sua lettera: «Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore lo salverà dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati» (Gc 5,20). Consolare gli afflitti Consolare gli afflitti, chi soffre qualche difficoltà, è un'altra opera di misericordia spirituale. Molte volte comprenderà anche il dare un buon consiglio, che aiuti a superare quella situazione di dolore o di tristezza. Essere vicini ai nostri fratelli in ogni momento, ma soprattutto in quelli più difficili, mette in pratica il comportamento di Gesù che aveva compassione del dolore altrui. Un esempio si trova nel Vangelo di Luca. Si tratta della resurrezione del figlio della vedova di Naim: "Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre". (Lc 7, 12-15)  Perdonare le offese Nel Padre Nostro diciamo: "rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori" e il Signore stesso chiarisce: «se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe»(Mt. 6, 14-15). Perdonare le offese significa superare la vendetta e il risentimento. Significa anche trattare con amabilità chi ci ha offeso. Il migliore esempio di perdono nell'Antico Testamento è quello di Giuseppe, che perdonò i suoi fratelli che avevano cercato di ucciderlo e poi di venderlo. «Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.» (Gen. 45, 5) E il perdono più grande del Nuovo Testamento è quello di Gesù in croce, che ci insegna che dobbiamo perdonare tutto e sempre: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno» (Lc. 23, 34). Sopportare pazientemente le persone moleste La pazienza di fronte ai difetti altrui è una virtù e un'opera di misericordia. Tuttavia, c'è un consiglio molto utile: quando sopportare questi difetti fa più danno che bene, con molta carità e dolcezza, si deve dare un avvertimento. Pregare Dio per i vivi e per i morti San Paolo raccomanda di pregare per tutti, senza distinzione, anche per i governanti e per quelli che stanno al potere, perché "egli vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità"(cfr. 1Tim 2, 1-4). I defunti che si trovano in purgatorio dipendono dalle nostre preghiere. È un'opera buona pregare per loro perché siano liberati dai loro peccati. (cfr. 2Mac 12, 46)