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Liturgia della Parola

a cura di Padre Francesco Sansone

LITURGIA DELLA PAROLA  IV° DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA

 

Preghiera iniziale Signore Gesù, Tu ti aspetti la conversione da ciascuno di noi, che ci riconosciamo peccatori, e di venire a Te, come nostro Salvatore. Tu sai, che la peggiore cosa che possa capitarci è di crederci “giusti”, di essere contenti di noi stessi, di non avere nulla da rimproverarci: perché in questo modo ci allontaneremmo irrimediabilmente, da Te, dalla Tua Misericordia, dalla Salvezza. Donaci la Luce interiore per accorgerci che siamo dei poveri peccatori, che non possiamo salvarci da soli, che abbiamo bisogno di Te, del Tuo Perdono. Tu solo puoi guarirci e rivestirci della veste nunziale: Signore vogliamo riconciliarci con Te. Amen

 

“O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione”: è con questa preghiera che apriamo la liturgia di questa domenica. Il Vangelo ci annuncia una misericordia che è già avvenuta e ci invita a riceverla in fretta: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”, dice san Paolo (2Cor 5,20). 
Il padre non impedisce al suo secondogenito di allontanarsi da lui. Egli rispetta la sua libertà, che il figlio impiegherà per vivere una vita grigia e degradata. Ma mai si stanca di aspettare, fino al momento in cui potrà riabbracciarlo di nuovo, a casa. Di fronte all’amore del padre, il peccato del figlio risalta maggiormente. La sofferenza e le privazioni sopportate dal figlio minore sono la conseguenza del suo desiderio di indipendenza e di autonomia, e di abbandono del padre. La nostalgia di una comunione perduta risveglia in lui un altro desiderio: riprendere il cammino del focolare familiare. 
Questo desiderio del cuore, suscitato dalla grazia, è l’inizio della conversione che noi chiediamo di continuo a Dio. Siamo sempre sicuri dell’accoglienza del padre. La figura del fratello maggiore ci ricorda che non ci comportiamo veramente da figli e figlie se non proviamo gli stessi sentimenti del padre. Il perdono passa per il riconoscimento del bisogno di essere costantemente accolti dal Padre. Solo così la Pasqua diventa per il cristiano una festa del perdono ricevuto e di vera fratellanza. 

 

Prima lettura  Gs 5,9-12                                               Sal 33

 

Seconda lettura 2 Cor 5,17-21                                     Vangelo Lc 15,1-3.11-32

 

DOMANDE PER AIUTARE LA RIFLESSIONE

  • “Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate. .” Cosa significa essere una creatura nuova? Quali sono queste cose vecchie che sono passate?
  • “Il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano”. Perché il figlio minore, abbandona suo padre? Perché quello maggiore, pur nutrendo rabbia verso il padre, resta con lui?
  • Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame”. Il figlio minore ritorna dal padre: Che cosa lo muove a prendere questa decisione: solo la fame?
  • Con quale dei due fratelli t’identifichi, ti riconosci? Quale insegnamento cogli da questa parabola?

 

              Preghiere spontanee. . . . . .                                              Padre nostro. . . . .

 

Orazione finale

 

Liberaci, Signore, dall’orgoglio della vita che ci impedisce di rialzarci dal fango, nel quale il peccato ci ha trascinati. Salvaci dall’accecamento suicida che non riconosce la misericordia, nella ostinazione e nell’indurimento del cuore. O Gesù, tu hai aperto le porte del Paradiso, per mezzo della tua voce il Padre chiama di nuovo Adamo, che aveva cacciato. Ero piegato, abbattuto dalle mie turpi colpe, ero prostrato e rifiutavo la consolazione, ma ti ho sentito e mi alzerò e andrò da mio Padre. Tornerò, sì... tornerò da Lui, ma come uomo nuovo...col capo chino mi presenterò a quel Padre che non ho voluto comprendere e sarò servo, sì, servo di chi ha sempre cercato d'illuminare il mio cammino, di saziare la mia fame, di guidare le mie scelte...“Padre sto tornando!”