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Liturgia della Parola

a cura di Padre Francesco Sansone

LITURGIA DELLA PAROLA  I° DOMENICA DEL TEMPO DI QUARESIMA

 

Preghiera iniziale Signore Gesù, anche noi siamo sempre tentati, nel deserto della nostra vita. Anche a noi si presenta il tentatore, con i suoi suggerimenti, le sue seduzioni. C'è però una cosa che non può offrire: nelle sue parole non c'è traccia di amore: Tu, Signore, non hai voluto un potere senza amore. Fa' che anche noi, nel cuore del nostro deserto, quando la nostra povertà di creature crede di riscattarsi dietro a promesse ingannevoli, possiamo sentire risuonare, la voce del Padre: Io ti amo: abbi fiducia nel mio amore”. La nostra fede è fragile, Tu lo sai, basta poco perché appassisca in noi. Aiutaci perciò a seguire la via che tu hai scelto, ripeti dentro di noi le parole con cui hai vinto il tentatore, fa' che sentiamo la fede come un bene inestimabile, tanto da essere pronti a qualsiasi rinuncia pur di non vendere mai la nostra anima. Amen

 

La Quaresima si apre con il racconto delle tentazioni di Gesù. Poste alla soglia del suo ministero pubblico, esse sono in qualche modo l’anticipazione delle numerose contraddizioni che Gesù dovrà subire nel suo itinerario, fino all’ultima violenza della morte. In esse è rivelata l’autenticità dell’umanità di Cristo, che, in completa solidarietà con l’uomo, subisce tutte le tentazioni tramite le quali il Nemico cerca di distoglierlo dalla sua completa sottomissione al Padre. “Cristo tentato dal demonio! Ma in Cristo sei tu che sei tentato” (sant’Agostino). In esse viene anticipata la vittoria finale di Cristo nella risurrezione. Cristo inaugura un cammino - che è l’itinerario di ogni essere umano - dove nessuno potrà impedire che il disegno di Dio si manifesti per tutti gli uomini: la sua volontà di riscattarlo, cioè di recuperare per l’uomo la sovranità della sua vita in un libero riconoscimento della sua dipendenza da Dio. È nell’obbedienza a Dio che risiede la libertà dell’uomo. L’abbandono nelle mani del Padre - “Io vivo per il Padre” - è la fonte dell’unica e vera libertà, che consiste nel rifiutare di venire trattati in modo diverso da quello che siamo. Il potere di Dio la rende possibile. 

 

Prima lettura  Dt 26,4-10                                               Sal 90

 

Seconda lettura Rm 10,8-13                                          Vangelo Lc 4,1-13

 

DOMANDE PER AIUTARE LA RIFLESSIONE

  • “Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”.Perché Mosè fa compiere agli ebrei questo gesto di presentare a Dio le primizie: Dio ha bisogno di queste cose?
  • “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato”. Per salvarsi, dunque, basta invocare il nome del Signore? Perché, allora, Gesù dice: Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli?
  • “Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. Perché Gesù permette allo spirito del male di tentarlo?

 

              Preghiere spontanee. . . . . .                                              Padre nostro. . . . .

 

Orazione finale

Signore, fa' digiunare il nostro cuore: che sappia rinunciare a tutto quello che l'allontana dal tuo amore, e che si unisca a te più esclusivamente e più sinceramente. Fa' digiunare il nostro orgoglio, tutte le nostre pretese, le nostre rivendicazioni, rendendoci più umili e infondendo in noi come unica ambizione, quella di servirti. Fa' digiunare le nostre passioni, la nostra fame di piacere, la nostra sete di ricchezza, il possesso avido e l'azione violenta; che nostro solo desiderio sia di piacerti in tutto. Fa' digiunare il nostro io, troppo centrato su se stesso, egoista indurito, che vuol trarre solo il suo vantaggio: che sappia dimenticarsi, nascondersi, donarsi. Fa' digiunare la nostra lingua, spesso troppo rapida nelle sue repliche, severa nei giudizi, offensiva o sprezzante: fa' che esprima solo stima e bontà. Che il digiuno dell'anima, con tutti i nostri sforzi per migliorarci, possa salire verso di te come offerta gradita, meritarci una gioia più pura, più profonda. Amen