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Liturgia della Parola

a cura di Padre Francesco Sansone

LITURGIA DELLA PAROLA  DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)

Preghiera iniziale:Signore Gesù, a dorso di un asino, in mezzo ai pellegrini, sali verso la città Santa e vai incontro alla passione e alla morte perché nulla può fermare il Tuo Amore,neanche la violenza e la cattiveria umana. E’ questo il luogo in cui sigillerai la Tua testimonianza col dono della vita.Ti attendono momenti terribili, ore oscure e dolorose, segnate dal tradimento e dall’abbandono. Ti attende, sulla collina del Calvario, una croce su cui verrai inchiodato e innalzato davanti a tutti,una croce che bagnerai di sudore e di sangue. Signore, sei venuto a cercare e a salvare tutto quello che si smarriva e ciò che era perduto. Aiutami a comprendere, più coscientemente, quello che in me si oppone al Tuo Amore, ciò che ostacola le Tue offerte di Grazia e mi allontana da Te. Salvami Signore,Ti chiedo sinceramente Perdono e aspetto da Te la forza superiore che mi Libererà. Amen

Festeggiamo oggi l’entrata messianica di Gesù a Gerusalemme; in ricordo del suo trionfo, benediciamo le palme e leggiamo il racconto della sua passione e della sua morte. È il profeta Isaia con il suo terzo cantico sul servo sofferente di Iahvè che ci prepara ad ascoltare questo passo del Vangelo.
La sofferenza fa parte della missione del servo. Essa fa anche parte della nostra missione di cristiani. Non può esistere un servo coerente di Gesù se non con il suo fardello, come ci ricorda il salmo di oggi.
Ma nella sofferenza risiede la vittoria. “Egli spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”. E, come il suono trionfale di una fanfara, risuonano le parole che richiamano l’antico inno cristiano sulla kenosi citato da san Paolo: “Per questo Dio l’ha esaltato al di sopra di tutto”. L’intera gloria del servo di Iahvè è nello spogliarsi completamente, nell’abbassarsi, nel servire come uno schiavo, fino alla morte. La parola essenziale è: “Per questo”. L’elevazione divina di Cristo è nel suo abbassarsi, nel suo servire, nella sua solidarietà con noi, in particolare con i più deboli e i più provati. Poiché la divinità è l’amore. E l’amore si è manifestato con più forza proprio sulla croce, sulla croce dalla quale è scaturito il grido di fiducia filiale nel Padre. “Dopo queste parole egli rese lo spirito”, e noi ci inginocchiamo - secondo la liturgia della messa - e ci immergiamo nella preghiera o nella meditazione. Questo istante di silenzio totale è essenziale, indispensabile a ciascuno di noi. Che cosa dirò al Crocifisso? A me stesso? Al Padre?

Prima lettura  Is 50,4-7                                                    Salmo  21 Si fanno beffe di me quelli che mi vedono. .

Seconda lettura  Fil 2,6-11                          Vangelo  Lc 22,14-23.56

 

DOMANDE PER AIUTARE LA RIFLESSIONE:

1-    “Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro”.Cosa vuol dire il profeta con le parole: Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza?

2-    “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. In un suo discorso Gesù dirà che non è mai solo perché il padre è sempre con lui. Perché adesso grida di essere stato abbandonato?

3-    Secondo te, chi è o chi sono i colpevoli della morte di Gesù?

Invocazioni spontanee . . . . . .                                                          Padre nostro . . . . . .

ORAZIONE FINALE

Signore, aiutaci ad alzare lo sguardo, in alto sulla Tua Croce e vedere che Tu, il Crocifisso, sei ancora Vivo sei l’Agnello immolato e vincitore, la Tua Croce è un trono regale e il Padre, con la sua mano benedicente, Ti accoglie nella Gloria. Donaci di alzare lo sguardo fisso sulle nostre croci quotidiane e vedere che esse si prolungano fino al cielo, che sono come una scala che ci può innalzare a Te per condividere la Tua gloria, come condividiamo la Tua sofferenza. Donaci di non turbarci, come gli apostoli all’annuncio della passione e di non rifiutarci di seguire la faticosa strada del Calvario. Donaci di leggere anche nella notte del dolore, i segni dell’aurora e di abbracciarli nel nostro cuore, per continuare il cammino dietro di Te. Amen