LITURGIA DELLA PAROLA XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA   XVII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

 

Preghiera iniziale O Padre, fonte di sapienza, che ci hai rivelato in Cristo il tesoro nascosto e la perla preziosa, concedi a noi il discernimento dello Spirito, perché sappiamo apprezzare, fra le cose del mondo, il valore inestimabile del Tuo regno, pronti ad ogni rinunzia per l'acquisto del Tuo dono. Sia fatta la Tua volontà, Signore, nel lungo sentiero che ci porta a Te. Facci conoscere la strada da percorrere, perché a Te s'innalzi l'anima mia. Insegnami a compiere il Tuo volere, formami nella Tua volontà, perché sei Tu il mio Dio. Sia fatta la Tua volontà, quando sono felice e sorrido, quando Ti lodo e Ti benedico, quando piango e sono triste. Fammi gioire, amare e lodare la Tua santa volontà, per la Tua lode e il Tuo onore, per la gioia del Tuo Amore. La mia volontà sia un incenso profumato che sale a Te. Sia fatta sempre la Tua santa volontà, Signore! Amen

 

 

 

Dio, e la felicità di essere presso di Lui, corrispondono alla più profonda aspirazione dell’uomo. Qui non vi è nulla di imposto, nessun compito da fare come penso, nessun passaggio a gincana, non dobbiamo stringere i denti. Come il ruscello scorre naturalmente verso il mare, così l’uomo è in cammino verso Dio. Questo insegnamento sugli uomini si trova nella parabola di Gesù che ci presenta il Vangelo. È riassunto in sette righe di una semplicità geniale. Il Regno dei cieli è proprio ciò che si cerca nel profondo del cuore. È come un tesoro di cui si scopre l’esistenza. È come una perla, la perla delle perle che il mercante ha cercato per tutta la sua vita. Se il mercante raggiunge il suo obiettivo, non è grazie alla sua tenacia, ma perché ciò gli è concesso in dono. Tuttavia il regno dei cieli non ci è tirato in testa. Bisogna impegnarsi personalmente, essere pronti anche a sacrificare tutto. Ma non per una cosa estranea. È ciò che abbiamo di più personale, e al tempo stesso un dono. E bisogna saper cogliere questo dono; bisogna essere pronti. Quando si raggiunge l’obiettivo, non bisogna crollare come dopo un eccesso di sforzo, ma esultare di indescrivibile gioia. Il segreto del cristianesimo può essere espresso in un’immagine di sette righe. Ce ne vogliono un po’ di più ai predicatori! Quanto a ciascuno di noi, ci vuole tutta una vita per capirlo. 

 

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LITURGIA DELLA PAROLA XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA  XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Preghiera iniziale È vero, Gesù, la fretta è spesso una cattiva consigliera: si ha fretta nel valutare le scelte degli altri, nel vagliare il loro operato. Si ha fretta nel decidere cosa accettare e cosa rifiutare, nel togliere di mezzo tutto quello che non corrisponde al mio modo di fare, di pensare. Il Padre Tuo, non ha tutta questa fretta a cui io invece, mi abbandono facilmente. Non ha fretta perché mi ama e mi segue con sguardo benevolo, pronto a cogliere ed apprezzare ogni mio gesto,  parola, che recano con sé il profumo della Carità e della Giustizia. Non ha fretta perché sa bene che il grano, nonostante tutto, crescerà rigoglioso, che il suo progetto per gli uomini, alla fine si realizzerà. Donaci, allora, Signore Gesù, la pazienza infinita del Padre Tuo. Donaci un cuore aperto, uno sguardo compassionevole, un'intelligenza disposta ad apprezzare ogni frammento di luce da qualsiasi parte venga. Amen

  

La fretta, l’impazienza, è spesso una cattiva consigliera: si ha fretta nel giudicare le scelte degli altri, nel vagliare il loro operato. Si ha fretta nel decidere cosa accettare e cosa rifiutare,nel togliere di mezzo tutto quello che non corrisponde al nostro modo di fare, di pensare, di valutare. Dio non ha tutta questa fretta a cui noi invece  ci abbandoniamo facilmente. Non ha fretta perché ci ama e dunque ci segue con sguardo benevolo, pronto a cogliere, a prendere e ad apprezzare ogni gesto ed ogni parola, che recano con sé il profumo della Carità,  e della Giustizia. Non ha fretta perché sa bene che il grano, nonostante tutto, crescerà rigoglioso,che il suo progetto per gli uomini alla fine si realizzerà. Chiediamo di averela pazienza infinita del Padre, un cuore aperto, uno sguardo compassionevole, un'intelligenza disposta ad apprezzare ogni frammento di luce da qualsiasi parte venga.

 

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LITURGIA DELLA PAROLA XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA  XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Preghiera iniziale Spirito di verità Tu ci rendi figli e figlie di Dio, così che ci possiamo accostare con fiducia al Padre. Padre, ci rivolgiamo a Te con un cuor solo e un’anima sola e ti chiediamo: Manda il tuo Santo Spirito! Manda il tuo Spirito sulla Chiesa. Ogni cristiano cresca, in sintonia con l’Amore di Cristo, nell’amore per Dio e per i fratelli. O Padre rinnova la nostra fiducia nel Regno che Gesù è venuto ad annunciare e incarnare sulla terra. Non permettere che ci lasciamo dominare dalla delusione e  vincere dalla stanchezza. Le nostre comunità cristiane, siano lievito che fa crescere nella società la Giustizia, la Pace, il Perdono. Amen

Gesù prega. Si rivolge a suo Padre. La sua preghiera è un’azione di grazie. Egli loda suo Padre, non in quanto tale, ma per ciò che fa. Si meraviglia di vedere la spontaneità dei bambini e la gente senza cultura rispondere alla sua predicazione. Come, d’altra parte, si dispiace di vedere allontanarsi da sé coloro che avevano tutte le possibilità di riconoscerlo (Gv 9,40-41). Qui la gioia di Gesù esplode. Nessuno lo mette in discussione, nessuno lo fa passare al vaglio di una critica saccente. Vi sono anche coloro che lo accolgono semplicemente, che spontaneamente intuiscono che non si tratta di capire tutto, ma di accettare d’essere amati. È veramente necessario assomigliare a quei bambini che Gesù ama e accarezza (Mc 10,16), e che sono felici di essere amati, perché non sono discussi. È veramente necessario abbassare le armi davanti a lui, a rischio di passare di fianco al più bell’incontro che un uomo possa fare senza accorgersene. E per colui che lo accoglie in tal modo Gesù serba le rivelazioni più grandi, quelle che nessuno può conoscere (Mt 11,27) e che trattano del mistero di Dio stesso. C’è di più. Coloro che pregano ne fanno l’esperienza. Dio parla loro quando essi si confidano a lui. Essi comprendono quando non sono sulle difensive. Essi amano veramente quando accettano di essere amati, poiché Dio ci ama sempre per primo (1Gv 4,10) ma noi ci difendiamo, non vogliamo essere sensibili, e facciamo fatica a lasciarci andare. Noi ci complichiamo la vita spirituale. Cerchiamo il difficile dove le cose sono semplici. Il giogo del Signore è leggero, poiché egli lo porta per noi. 

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LITURGIA DELLA PAROLA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno A)

Preghiera iniziale Tu continui a seminare, Signore Gesù, la Tua parola di salvezza in tutti i terreni del mondo, in tutti i cuori della terra. Non misuri la semente, ma la versi in abbondanza nelle zolle della nostra esistenza. Conosci i nostri entusiasmi momentanei, la nostra allergia al sacrificio, la nostra debolezza nella prova. Sai bene che talora basta poco, quasi un nulla per coprire la Tua voce, per rendere vana la Tua offerta, per impedire che il Vangelo attecchisca e cresca nella nostra vita. Eppure continui a Seminare, nonostante tutto. Perché? Perché sai bene che i Tuoi semi sono buoni e possono produrre un raccolto insperato. Sai che, quando trovano un terreno accogliente, la loro fecondità è inaudita, al di là di qualsiasi previsione. Donami, dunque, Gesù, di non lasciar passare invano la Grazia che mi raggiunge, di non tentare troppo la Tua pazienza di seminatore: solo così potrò sperimentare una ricchezza        di frutti, al di là di ogni previsione. Amen

 

Il Vangelo ci racconta - se si eccettua l’ultima frase - la storia di una catastrofe. Tutto comincia nella speranza e, nonostante questo, non tarda ad essere ridotto ad un nulla: gli uccelli mangiano il seme; il terreno pietroso gli impedisce di mettere le radici; le piante spinose lo soffocano... tutto segue il suo corso disperante. Tuttavia, in mezzo a questa catastrofe, Dio annuncia il suo “Ma”: in mezzo al campo di concentramento di Auschwitz, padre Kolbe - morendo di denutrizione - loda ancora Dio onnipotente. 
Nella parabola del seminatore si incontra il “ma” di Dio: ci sono poche speranze, ma vi è almeno una terra buona per portare cento frutti. È con gli occhi di Gesù che bisogna leggerle questo genere di storie catastrofiche. E bisogna leggerle con Gesù fino in fondo. La prima parte mostra che tutto è vano. Eppure la storia di questa sconfitta porta ad una conclusione inattesa. Dio, nella sua infinita misericordia, non lascia che il seminatore soccomba come un personaggio tragico. 
Forse abbiamo qui, davanti a noi, una legge che vale per tutte le azioni di Dio nel mondo. Poiché la causa di Dio nel mondo è spesso povera e poco appariscente. Quando la si prende a cuore, si può soccombere alla tentazione della disperazione. Ma le storie di Dio hanno un lieto fine. Anche se all’inizio nulla lascia presagirlo. Forse Gesù non racconta solo questa storia alle persone che sono sulle rive del lago. Forse la racconta a se stesso per consolarsi. Si chiede: cosa sarà di ciò che intraprendo? Si scontra con la cecità, il rifiuto, la pedanteria e la violenza. Non è ignaro delle sconfitte. “Ma” la sua parola porta i suoi frutti nel cuore degli uomini. 

Prima lettura    Is 55,10 - 11                                     Salmo  64 Tu visiti la terra e la disseti

Seconda lettura   Rm 8,18 - 23                                  Vangelo Mt 13,1 - 23

 

DOMANDE PER AIUTARE LA RIFLESSIONE

1-     “A colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha”. Come intendi queste parole del Signore Gesù? Secondo te a cosa si riferisce?

2-     “Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano”. Hai occhi per vedere l’opera che Dio sta compiendo nella tua vita? I tuoi orecchi sono in grado di ascoltare la Parola di Dio?

3-     Gesù presenta 4 tipi terreni su cui viene seminata la Sua Parola. A quale di questi ti identifichi? Perché?

 

Invocazioni spontanee . . . . . .                                                       Padre nostro . . . . . .

ORAZIONE FINALE  Dio grande e meraviglioso, molte volte, nelle nostre litanie, abbiamo detto: «Ascoltaci, Signore», senza esserci prima chiesti se noi abbiamo ascoltato Te, se siamo stati in sintonia con le Tue parole, con i Tuoi silenzi. Vogliamo che Tu porga l'orecchio alla nostra supplica, senza preoccuparci di correggere la nostra sordità, la durezza del nostro cuore. Interpreta Tu, Padre, la nostra povera preghiera;
ed ogni volta che ci senti ripetere: Ascoltaci, Signore, sappi che intendiamo dirti: Apri il nostro orecchio ad ascoltare la Tua voce. Apri i nostri occhi a vedere Te ovunque. Apri le nostre labbra per lodare Te. Donaci un cuore che ascolta Te, Padre di misericordia, con il Figlio e lo Spirito d'Amore: ascolta Dio, e Perdona! Amen

 

LITURGIA DELLA PAROLA SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

LITURGIA DELLA PAROLA SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI

Preghiera iniziale Signore, insegnami a non parlare come un bronzo risonante o un cembalo squillante, ma con Amore. Rendimi capace di comprendere e dammi la Fede che muove le montagne, ma con l'Amore. Insegnami quell'Amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista o permaloso. L'Amore che prova gioia nella verità, sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare e a sopportare. Infine, quando tutte le cose finite si dissolveranno e tutto sarà chiaro, che io possa essere stato il debole ma costante riflesso del Tuo Amore perfetto. Amen

Per capire l’azione e insieme la bellezza della narrazione del Vangelo, bisogna considerare il suo sfondo geografico. Cesarea di Filippo si estendeva ai piedi del monte Ermon. Una delle grotte era dedicata al dio Pan e alle ninfe. Sulla sommità di una rupe, Erode aveva fatto costruire un tempio in onore di Cesare Augusto, mentre Filippo, suo figlio, aveva ingrandito questa località dandole il nome di Cesarea. Venerare un idolo e un uomo dagli Ebrei era considerato un’opera satanica, e perciò la grotta era considerata l’ingresso del regno di Satana: l’inferno. Ci si aspettava che, un giorno o l’altro, gli abissi infernali scuotessero questa rupe e inghiottissero il tempio sacrilego. In questo luogo spaventoso, si svolse un dialogo fra Gesù, il Figlio del Dio vivente, e Simone, il figlio di Giona. Gesù parla di un’altra pietra sulla quale edificherà un altro tempio, la Chiesa di Dio. Nessuna potenza infernale potrà mai prevalere su di essa. Simone, in quanto responsabile e guardiano, ne riceve le chiavi, e così il potere di legare e di sciogliere, cioè l’autorità dell’insegnamento e il governo della Chiesa. Grazie a ciò, Simone ne è diventato la pietra visibile, che assicura alla Chiesa ordine, unità e forza. La Chiesa non potrà essere vinta né da Satana né dalla morte, poiché Cristo vive ed opera in essa. Ogni papa è il Pietro della propria epoca. 

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