LITURGIA DELLA PAROLA DOMENICA DI PASQUA-RISURREZIONE DEL SIGNORE (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA DOMENICA DI PASQUA-RISURREZIONE DEL SIGNORE (Anno A)

Preghiera iniziale  Signore, oggi con la tua risurrezione ci interpelli e ci chiami ad essere persone  contente e riconciliate, capaci di vivere in pienezza e di dare la nostra testimonianza davanti a tutti gli uomini. Ora sappiamo dove conduce il cammino, sappiamo che Tu ci sarai sempre vicino. Donaci Signore, il Tuo Potente Spirito, perché possiamo  seminare intorno a noi questa speranza della risurrezione: che l'annuncio della Tua risurrezione nella nostra vita tocchi la vita di tanti altri. Amen

Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.  “Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio. 

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LITURGIA DELLA PAROLA DOMENICA DELLE PALME (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA  DOMENICA DELLE PALME (Anno A)

Preghiera iniziale Il Tuo volto, Signore Gesù, è il volto del Dio dell’umiltà che ci ama fino a spogliarsi, fino a rendersi povero in mezzo a noi. Il Tuo  volto, è il volto del nostro dolore, della nostra solitudine, della nostra angoscia, della nostra morte, che Tu hai voluto assumere perché non fossimo più soli e disperati. Fa’ che impariamo a riconoscere questa sconcertante rivelazione della Tua Onnipotenza. L’Onnipotenza di chi ama fino a condividere la sofferenza, fino a lasciarsi crocifiggere per nostro Amore. Insegnaci che cosa significa Amare, come Tu ci Ami, per accettare in silenzio di partecipare al Tuo mistero di passione e morte e gustare con Te e in Te, la Gioia della vittoria piena e totale sul peccato e sulla morte. Amen

È allo stesso tempo l’ora della Luce e l’ora delle Tenebre.  L’ora della Luce, poiché il sacramento del Corpo e del Sangue è stato istituito, ed è stato detto: “Io sono il pane della vita... Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me: colui che viene a me non lo respingerò... E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti l’ultimo giorno” (Gv 6,35-39). Come la morte è arrivata dall’uomo così anche la risurrezione è arrivata dall’uomo, il mondo è stato salvato per mezzo di Lui. Questa è la Luce della Cena. Al contrario, la tenebra viene da Giuda. Nessuno è penetrato nel suo segreto. Si è visto in lui un mercante di quartiere che aveva un piccolo negozio, e che non ha sopportato il peso della sua vocazione. Egli incarnerebbe il dramma della piccolezza umana. O, ancora, quello di un giocatore freddo e scaltro dalle grandi ambizioni politiche.  Giuda era un brav’uomo, come molti altri. È stato chiamato come gli altri. Non ha capito che cosa gli si faceva fare, ma gli altri lo capivano? Pietro ha rinnegato tre volte, e Giuda ha gettato le sue monete d’argento, urlando il suo rimorso per aver tradito un Giusto. Perché la disperazione ha avuto la meglio sul pentimento? Giuda ha tradito, mentre Pietro che ha rinnegato Cristo è diventato la pietra di sostegno della Chiesa. Non restò a Giuda che la corda per impiccarsi. Perché nessuno si è interessato al pentimento di Giuda? Gesù l’ha chiamato “amico”.  È veramente lecito pensare che si trattasse di una triste pennellata di stile, affinché sullo sfondo chiaro, il nero apparisse ancora più nero, e il tradimento più ripugnante? Invece, se questa ipotesi sfiora il sacrilegio, che cosa comporta allora l’averlo chiamato “amico”? L’amarezza di una persona tradita? Eppure, se Giuda doveva esserci affinché si compissero le Scritture, quale colpa ha commesso un uomo condannato per essere stato il figlio della perdizione? Non chiariremo mai il mistero di Giuda, né quello del rimorso che da solo non può cambiare nulla. Giuda Iscariota non sarà più “complice” di nessuno. 

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LITURGIA DELLA PAROLA IV° DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA  IV° DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

Preghiera iniziale Eccoci, Signore Gesù, radiosa Luce della gloria del Padre, ai tuoi piedi come ciechi ignari della loro infermità. Guardaci, Figlio di Dio, come hai guardato i tuoi, oppressi dal sonno, nella luce del Tabor. Svegliaci, Signore Gesù, vero sole che mai tramonta, illuminaci e noi saremo raggianti. Curaci, Signore Gesù con il tocco lieve del dito di Dio e con la Parola che apre occhi e cuore alla luce. Donaci tua Madre, Signore Gesù, la brocca d’oro per attingere acqua viva,  dalla fonte perenne del tuo cuore trafitto per noi sulla croce. Custodiscici premuroso, Gesù, nella prova della fede che non risparmia nessuno, perché non ha risparmiato nemmeno Te, il Signore. Rivelati, Signore Gesù, luce gioiosa dell’eterno giorno, mettendo sulle nostre labbra il grido del cieco sanato: «Io credo, Signore!» Amen

 

La “luce” è uno dei simboli originali delle Sacre Scritture. Essa annuncia la salvezza di Dio. Non è senza motivo che la luce è stata la prima ad essere creata per mettere un termine alle tenebre del caos (Gen 1,3-5). Ecco la professione di fede dell’autore dei Salmi: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?” (Sal 28,1). E il profeta dice: “Alzati, Gerusalemme, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1). Non bisogna quindi stupirsi se il Vangelo di san Giovanni riferisce a Gesù il simbolo della luce. Già il suo prologo dice della Parola divina, del Logos: “In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,4-5). La luce è ciò che rischiara l’oscurità, ciò che libera dalla paura che ispirano le tenebre, ciò che dà un orientamento e permette di riconoscere la meta e la via. Senza luce, non c’è vita. Il racconto della guarigione del cieco è una “storia di segni” caratteristica di san Giovanni. Essa mette in evidenza che Gesù è “la luce del mondo” (v. 5, cf. 8, 12), che egli è la rivelazione in persona e la salvezza di Dio - offerte a tutti. 

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LITURGIA DELLA PAROLA V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA V DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

Preghiera iniziale Degnati, Signore, di venire alla mia tomba, e di lavarmi con le tue lacrime: nei miei occhi inariditi non ne dispongo tante da poter detergere le mie colpe! Se piangerai per me, io sarò salvo. Se sarò degno delle Tue lacrime, eliminerò il fetore di tutti i miei peccati. Se meriterò che Tu pianga qualche istante per me, mi chiamerai dalla tomba di questo corpo e dirai: «Vieni fuori», perché i miei pensieri non restino nello spazio angusto di questa carne, ma escano incontro a Te, per vivere alla luce; perché non pensi alle opere delle tenebre ma a quelle del giorno. Signore, chiama dunque fuori il tuo servo: pur stretto nei vincoli dei miei peccati, con i piedi avvinti e le mani legate, e pur sepolto ormai nei miei pensieri e nelle opere morte, alla Tua voce,  io uscirò libero, e diventerò uno dei commensali al Tuo convito. Amen

 

Il racconto della risurrezione di Lazzaro è una delle “storie di segni” che racconta san Giovanni. Si tratta qui di presentare Gesù, vincitore della morte. Il racconto culmina nella frase di Gesù su se stesso: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me non morrà in eterno”. Che Dio abbia il potere di vincere la morte, è già la convinzione dei racconti tardivi dell’Antico Testamento. Nella sua “Apocalisse”, Isaia si aspetta che Dio sopprima la morte per sempre, che asciughi le lacrime su tutti  i volti (Is 25,8). E, per concludere, il libro di Daniele prevede che i morti si risveglino - alcuni per la vita eterna, altri per l’orrore eterno (Dn 12,2). Ma il nostro Vangelo va oltre questa speranza futura, perché vede già date in Gesù, “la risurrezione e la vita” che sono così attuali. Colui che crede in Gesù ha già una parte di questi doni della fine dei tempi. Egli possiede una “Vita senza fine”, che la morte fisica non può distruggere. In Gesù, rivelazione di Dio, la Salvezza è presente, e colui che è associato a Lui,  non può più essere consegnato alle potenze della morte.

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LITURGIA DELLA PAROLA III° DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

LITURGIA DELLA PAROLA  III° DOMENICA DI QUARESIMA (Anno A)

Preghiera iniziale Vieni Signore Gesù, cerca il tuo servo, cerca la tua pecora stanca. Lascia andare le tue novantanove pecore e vieni a cercare la sola pecora che ha errato. Già da tempo aspetto la Tua venuta. Vieni Non con la verga, ma con spirito di Amore. Vieni da me, che sono tormentato  dall’attacco di lupi pericolosi. Vieni da me, che sono stato scacciato dal Paradiso e le cui piaghe, sono penetrate dai veleni del serpente. Cercami, poiché io ti cerco, trovami, prendimi, portami. Vieni Signore, poiché anche se ho errato, tuttavia, non ho dimenticato i Tuoi Comandamenti, e conservo la speranza della medicina. Vieni, Signore, perché Tu solo sei in grado di far tornare indietro la pecora errante. Vieni ad attuare la Salvezza sulla terra, la Gioia nel cielo. Portami sulla croce, che da la salvezza agli erranti, nella quale vivranno tutti quelli che muoiono. Amen

 

La conversazione di Gesù con la Samaritana si svolge sul tema dell’“acqua viva”. Quest’acqua è indispensabile alla vita, e non è sorprendente che, nelle regioni del Medio Oriente dove regna la siccità, essa sia semplicemente il simbolo della vita e, anche, della salvezza dell’uomo in un senso più generale. Questa vita, questa salvezza, si possono ricevere solo aprendosi per accogliere il dono di Dio. È questa la convinzione dell’antico Israele come della giovane comunità cristiana. E l’autore dei Salmi parla così al suo Dio: “È in te la sorgente della vita” (Sal 036,10). Ecco la sua professione di fede: “Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio” (Sal 042,2). La salvezza che Dio porta viene espressa con l’immagine della sorgente che zampilla sotto l’entrata del tempio e diventa un grande fiume che trasforma in giardino il deserto della Giudea e fa del mar Morto un mare pieno di vita (Ez 47,1-12). Gesù vuole offrire a noi uomini questa salvezza e questa vita. Per calmare definitivamente la nostra sete di vita e di salvezza. “Io, sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

 

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